Ma l'euro è di destra o di sinistra?
Intanto favorisce il capitale e penalizza il lavoro (fin qui penso che le persone ragionevoli possano concordare).
Allora chi vuole la fine dell'euro è di destra o di sinistra?
Qui le cose si complicano perché i critici possono collocarsi a dx o a sin; la discriminante è un'altra: chi detiene il potere oggi, in Eurozona, è pervicacemente euroliberista, pertanto chi è al governo, o spera di potervi essere associato, non può che essere favorevole all'euro (l'asino si attacca dove vuole il padrone).
Quelli contro o pensano di avvantaggiarsi elettoralmente dal malcontento generale o hanno un orizzonte diverso: tendono al socialismo, che è incompatibile col liberismo, cioè con l'euro.
Una vecchia canzone di De André chiedeva: -com'è che non riesci più a volare.- il suo protagonista si era spento nell'abitudine della quotidianità.
venerdì 28 febbraio 2014
giovedì 6 febbraio 2014
FEDE
Essere pro o contro l'euro è una scelta politica?
Se si è contro si è di destra e di sinistra se si è pro?
Non credo. Ci sono a sinistra sia pro che contro, un esempio: Rifondazione al 30% è contro e al 70% pro, Syriza è al 36% contro e il resto pro; a destra Salvini, lega è contro e Tosi, lega, è pro; nel PD sono già più monolitici, a parte un gruppetto su fb e Fassina che ha qualche dubbio; i 5* sono variegati, per strato e per settore, ma forse è una strategia per essere pronti alla qualunque.
Quindi non è una questione di collocazione. E' una questione religiosa: ci sono credenti, di destra e di sinistra che non mettono in dubbio divinità e scritture; ci sono agnostici ed atei, di destra e di sinistra, che credono solo alle dimostrazioni scientifiche.
A Francoforte hanno reinventato la verginità post partum (non cesareo).
Se si è contro si è di destra e di sinistra se si è pro?
Non credo. Ci sono a sinistra sia pro che contro, un esempio: Rifondazione al 30% è contro e al 70% pro, Syriza è al 36% contro e il resto pro; a destra Salvini, lega è contro e Tosi, lega, è pro; nel PD sono già più monolitici, a parte un gruppetto su fb e Fassina che ha qualche dubbio; i 5* sono variegati, per strato e per settore, ma forse è una strategia per essere pronti alla qualunque.
Quindi non è una questione di collocazione. E' una questione religiosa: ci sono credenti, di destra e di sinistra che non mettono in dubbio divinità e scritture; ci sono agnostici ed atei, di destra e di sinistra, che credono solo alle dimostrazioni scientifiche.
A Francoforte hanno reinventato la verginità post partum (non cesareo).
mercoledì 5 febbraio 2014
RESPONSABILI
Se uno di destra dice cose di sinistra è un populista.
Se uno di sinistra dice cose di destra è responsabile.
Responsabile versi chi??
Il dibattito è aperto.
Se uno di sinistra dice cose di destra è responsabile.
Responsabile versi chi??
Il dibattito è aperto.
domenica 19 gennaio 2014
Bagnai a Civitavecchia, invitato dal PRC
Premessa: -... sono qui per farvi diventare comunisti-.
Un'ora di passaggi logici e conseguenziali che dimostrano che l'euro è uno strumento del capitale, il capitale è di destra ergo chi difende l'euro è di destra. Non entro nel merito di questa parte, chi conosce il lavoro di Bagnai sa tutto, a chi non lo conosce non potrò mai dare un quadro facilmente fruibile (se non credete ai suoi ragionamenti perché dovreste credere ai miei?).
Più interessante concentrarsi sulla platea. In piccola parte erano persone non direttamente coinvolte nel partito ospitante e che conoscevano il lavoro di Bagnai, diversi altri, dell'area 30%, cercavano argomenti, strumenti e conferme per continuare la lotta politica al'interno del partito e fuori (Piobbichi, 1° doc. assentiva col capo), la maggioranza era li per curiosità, disciplina o abitudine.
Questi ultimi hanno subito una reprimenda delle politiche sin qui perseguite dal loro partito, con due reazioni pavloviane, una inarticolata e insofferente, l'altra recriminatoria: -io conosco e insegno il Manifesto di Marx da anni a scuola- prontamente ribattuta: -ma nella pratica ne ignorate i dettami-. "La lotta del proletariato contro la borghesia è in un primo tempo lotta nazionale, anche se non sostanzialmente, certo formalmente. E` naturale che il proletariato di ciascun paese debba anzitutto sbrigarsela con la propria borghesia." (K.Marx, Il Manifesto del Partito Comunista)
De che stamo a parlà? Del concetto per cui se la nave Italia affonda e ci si affida all'internazionalismo nautico eurozonico per salvarsi si va poco lontano: evidentemente la Bismarck (intesa come nave da battaglia) non ha nessun interesse a salvare la Garibaldi (intesa come nave). Pertanto è qui ed ora che la lotta deve compiersi, il campo di scontro è "nazionale" a nulla valgono le fughe in avanti verso un salvifico terreno comune eurozonico. L'arma del nemico è la moneta unica, se si vuole realmente lottare è prima di tutto contro questa che ci si deve rivolgere. Modi e alleati sono discutibili, il primo obbiettivo no.
Così percossa, attonita... la sala s'è svuotata. Spero con qualche certezza e moooolti dubbi da dipanare a casa.
Un'ora di passaggi logici e conseguenziali che dimostrano che l'euro è uno strumento del capitale, il capitale è di destra ergo chi difende l'euro è di destra. Non entro nel merito di questa parte, chi conosce il lavoro di Bagnai sa tutto, a chi non lo conosce non potrò mai dare un quadro facilmente fruibile (se non credete ai suoi ragionamenti perché dovreste credere ai miei?).
Più interessante concentrarsi sulla platea. In piccola parte erano persone non direttamente coinvolte nel partito ospitante e che conoscevano il lavoro di Bagnai, diversi altri, dell'area 30%, cercavano argomenti, strumenti e conferme per continuare la lotta politica al'interno del partito e fuori (Piobbichi, 1° doc. assentiva col capo), la maggioranza era li per curiosità, disciplina o abitudine.
Questi ultimi hanno subito una reprimenda delle politiche sin qui perseguite dal loro partito, con due reazioni pavloviane, una inarticolata e insofferente, l'altra recriminatoria: -io conosco e insegno il Manifesto di Marx da anni a scuola- prontamente ribattuta: -ma nella pratica ne ignorate i dettami-. "La lotta del proletariato contro la borghesia è in un primo tempo lotta nazionale, anche se non sostanzialmente, certo formalmente. E` naturale che il proletariato di ciascun paese debba anzitutto sbrigarsela con la propria borghesia." (K.Marx, Il Manifesto del Partito Comunista)
De che stamo a parlà? Del concetto per cui se la nave Italia affonda e ci si affida all'internazionalismo nautico eurozonico per salvarsi si va poco lontano: evidentemente la Bismarck (intesa come nave da battaglia) non ha nessun interesse a salvare la Garibaldi (intesa come nave). Pertanto è qui ed ora che la lotta deve compiersi, il campo di scontro è "nazionale" a nulla valgono le fughe in avanti verso un salvifico terreno comune eurozonico. L'arma del nemico è la moneta unica, se si vuole realmente lottare è prima di tutto contro questa che ci si deve rivolgere. Modi e alleati sono discutibili, il primo obbiettivo no.
Così percossa, attonita... la sala s'è svuotata. Spero con qualche certezza e moooolti dubbi da dipanare a casa.
domenica 5 gennaio 2014
FASSINA, CHI ERA COSTUI?
Fassina ridà le dimissioni. Apparentemente per permalosità (Chi?) in sostanza per una divergenza sostanziale dalla linea del suo partito e del governo.
Chi abbia seguito il merito della questione plaude alla coerenza, chi si accontenta dell'informazione maggioritaria non capisce, come da copione, nulla.
Da quasi un anno Fassina, che è un economista innestato in politica, è sempre più a disagio nell'attuare misure economiche non dettate dai libri studiati o dalla missione storica della sinistra ma dall'opportunità, o peggio dall'opportunismo. La rete è piena di testimonianze al proposito.
Fassina sa benissimo che l'Eurozona è un meccanismo perverso che non concede speranza, famosa la sua frase (che non solo è sua) "se non puoi svalutare la moneta svaluti il salario", i meccanismi innestati dall'€uro sono sotto gli occhi di tutti ma non tutti ne comprendono la perversa logica, lui (insieme ad un numero crescnte di tecnici e semplici cittadini) si. I suoi compagni di partito viaggiano tetramente verso il disfacimento presi nel gorgo di logiche ineluttabili, per loro. Ora si è evidentemente stancato di fare la foglia di fico.
Ma spero ci sia dell'altro. Spero che la sua decisione sia l'inizio di un redde rationem all'interno di un partito che ha conservato i metodi stalinisti trapiantandoli in dinamiche neofeudali, l'aderenza alla politica imperiale teutonica ne suggerisce una conferma estetica. Non c'è più traccia della sollecitudine verso la parte più sacrificata e operosa della società, solo il sofferto adeguarsi al dislocamento ideale che ha colpito il paese a cavallo della data fatidica della caduta del muro. Da allora il partito ha cercato di riciclarsi orientando le vele dall'est al nord, perdendo credibilità in basso e affidabilità in alto. In pratica ha cessato di avere la funzione che si era dato nei decenni passati. Se vuole ritornare ad avere un ruolo coerente con la sua storia ed i bisogni dei suoi elettori umili deve riconoscere gli errori indotti dall'acquiescenza ad interessi esogeni.
Spero che Fassina sia un sintomo.
Chi abbia seguito il merito della questione plaude alla coerenza, chi si accontenta dell'informazione maggioritaria non capisce, come da copione, nulla.
Da quasi un anno Fassina, che è un economista innestato in politica, è sempre più a disagio nell'attuare misure economiche non dettate dai libri studiati o dalla missione storica della sinistra ma dall'opportunità, o peggio dall'opportunismo. La rete è piena di testimonianze al proposito.
Fassina sa benissimo che l'Eurozona è un meccanismo perverso che non concede speranza, famosa la sua frase (che non solo è sua) "se non puoi svalutare la moneta svaluti il salario", i meccanismi innestati dall'€uro sono sotto gli occhi di tutti ma non tutti ne comprendono la perversa logica, lui (insieme ad un numero crescnte di tecnici e semplici cittadini) si. I suoi compagni di partito viaggiano tetramente verso il disfacimento presi nel gorgo di logiche ineluttabili, per loro. Ora si è evidentemente stancato di fare la foglia di fico.
Ma spero ci sia dell'altro. Spero che la sua decisione sia l'inizio di un redde rationem all'interno di un partito che ha conservato i metodi stalinisti trapiantandoli in dinamiche neofeudali, l'aderenza alla politica imperiale teutonica ne suggerisce una conferma estetica. Non c'è più traccia della sollecitudine verso la parte più sacrificata e operosa della società, solo il sofferto adeguarsi al dislocamento ideale che ha colpito il paese a cavallo della data fatidica della caduta del muro. Da allora il partito ha cercato di riciclarsi orientando le vele dall'est al nord, perdendo credibilità in basso e affidabilità in alto. In pratica ha cessato di avere la funzione che si era dato nei decenni passati. Se vuole ritornare ad avere un ruolo coerente con la sua storia ed i bisogni dei suoi elettori umili deve riconoscere gli errori indotti dall'acquiescenza ad interessi esogeni.
Spero che Fassina sia un sintomo.
mercoledì 1 gennaio 2014
MELE E PICCIONI
Leonardo fu un gigante eclettico, spaziò fra arte e tecnica; civile, religiosa e militare.
Ma fece almeno una sciocchezza: voleva far volare l'uomo con la sola forza dei suoi muscoli; oggi, a distanza di secoli, con la sola forza dei muscoli, riusciamo a non precipitare come mele newtoniane, ma prima devono averci portato in quota. Lui voleva farci volare. Voleva realizzare il mito di Icaro, che finì male, arricchendolo con i contributi del suo studio, ma gli mancavano elementi fondamentali.
Proprio come i padri della patria che vogliono farci volare sulle ali dell'euro. Non funziona, stiamo precipitando, non è questione di muscoli, sotto questo aspetto assomigliamo più a una mela che a un piccione.
All'inizio l'intenzione era buona: pace, benessere e fiducia fra i rissosi ospiti di un condominio chiamato Europa, ma mancavano i fondamentali; le conoscenze c'erano, ma si preferì nascondere le nefaste previsioni preferendo la visione mitologica di un futuro idealmente pianificato.
Anche i geni prendono cantonate, come gli stupidi che a volte ci azzeccano.
Ora logica vorrebbe che si ripensasse al tutto, ma troppi hanno investito nella bufala, ed alcuni ci stanno guadagnando a spese di tutti gli altri.
Ma questa è un'idea talmente balzana che ce ne stiamo progressivamente accorgendo. Colti ed ignoranti, ragionando o soffrendo, studiando o intuendo, di destra o di sinistra.
Perché le fesserie non hanno orientamento politico, come la sagacia.
Quindi è fuorviante usare le categorie "destra e sinistra" per indagare il fenomeno.
Meglio "utile e dannoso" o "furbo e sciocco".
Ma fece almeno una sciocchezza: voleva far volare l'uomo con la sola forza dei suoi muscoli; oggi, a distanza di secoli, con la sola forza dei muscoli, riusciamo a non precipitare come mele newtoniane, ma prima devono averci portato in quota. Lui voleva farci volare. Voleva realizzare il mito di Icaro, che finì male, arricchendolo con i contributi del suo studio, ma gli mancavano elementi fondamentali.
Proprio come i padri della patria che vogliono farci volare sulle ali dell'euro. Non funziona, stiamo precipitando, non è questione di muscoli, sotto questo aspetto assomigliamo più a una mela che a un piccione.
All'inizio l'intenzione era buona: pace, benessere e fiducia fra i rissosi ospiti di un condominio chiamato Europa, ma mancavano i fondamentali; le conoscenze c'erano, ma si preferì nascondere le nefaste previsioni preferendo la visione mitologica di un futuro idealmente pianificato.
Anche i geni prendono cantonate, come gli stupidi che a volte ci azzeccano.
Ora logica vorrebbe che si ripensasse al tutto, ma troppi hanno investito nella bufala, ed alcuni ci stanno guadagnando a spese di tutti gli altri.
Ma questa è un'idea talmente balzana che ce ne stiamo progressivamente accorgendo. Colti ed ignoranti, ragionando o soffrendo, studiando o intuendo, di destra o di sinistra.
Perché le fesserie non hanno orientamento politico, come la sagacia.
Quindi è fuorviante usare le categorie "destra e sinistra" per indagare il fenomeno.
Meglio "utile e dannoso" o "furbo e sciocco".
martedì 31 dicembre 2013
EUROPA, QUESTA (MIS)CONOSCIUTA DAL MANIFESTO
Inverno, cade la neve e le valanghe, anche le braccia.
L'editoriale del manifesto di oggi non annuncia nessuna primavera degli intenti: avanti sicuri verso la catastrofe, incuranti degli errori del passato (capiti?), sordi ai richiami della realtà, se non della ragionevolezza.
Ve lo copio.
LA TEMPESTA ITALIANA, di Norma Rangeri
LA TEMPESTA ITALIANA, di Norma Rangeri
"Dalle urne elettorali ai forconi in piazza. L’anno che stasera viene digerito con il tradizionale cenone può ben essere condensato in questo simbolico testacoda degli umori e degli avvenimenti che hanno coinvolto i cittadini italiani.Prima il rito democratico con annessa speranza di un’alternativa di governo. Poi l’urlo qualunquista del “tutti a casa” rivolto al Parlamento, emblema di un sistema incapace di reagire alla crisi della democrazia rappresentativa. In mezzo il grande stravolgimento del Pd, l’esplosione del vulcano grillino, la decadenza e la frammentazione della coreografia berlusconiana.
Probabilmente, giunti al quinto anno della crisi economica, sarebbe stato difficile realizzare finalmente un vero cambiamento, culturale, politico, economico. Ma si è esagerato in senso contrario e siamo andati a passi veloci verso situazioni senza uscita, al punto di non essere in grado di eleggere un presidente della Repubblica nuovo e di non trovare alternative al governo di larghe e poi piccole intese.Un “indietro tutta” generale. Non solo politicamente. Socialmente è stato ben riassunto da una coppia di “capitani coraggiosi” del sistema industriale italiano, Marchionne e Riva. Con gli operai Fiom confinati nei reparti Fiat e gli abitanti di una città del sud avvelenati dal feudatario dell’acciaieria. Due volti del declassamento nazionale, sia verso i diritti dei lavoratori sia come esempio di arretratezza del nostro modello di sviluppo.
E poi un indietro tutta per il livello dei consumi alimentari, un inedito e drammatico elenco di suicidi tra i nuovi poveri, una corsa sfrenata al record di disoccupazione — giovani e donne soprattutto — un primato assoluto per il trattamento disumano riservato alla popolazione carceraria e alla gente immigrata e rifugiata, una vergognosa e indecente evasione fiscale, un impoverimento globale delle famiglie, un territorio ecologicamente devastato, un debito pubblico pesante come un macigno, una società frammentata, divisa, egoista…Difficile trovare un paese con un medagliere così penoso e umiliante.Certo, il corruttore della politica italiana dell’ultimo ventennio è stato cacciato dal Parlamento, è fuori dalle istituzioni, interdetto dai pubblici uffici. Ma la sua eredità, soprattutto quella dei recenti otto anni su dieci, è devastante sotto il profilo economico, politico, sociale. Quanto è avvenuto tra il 2012 e l’anno che si sta chiudendo (ministero Monti prima, elezioni poi, governo Letta-Alfano ora) non sono che la conseguenza di una tragi-commedia che ha come primi responsabili Berlusconi e poi i partiti che hanno guidato il paese dagli anni Novanta del secolo scorso ad oggi.
E’ vero, le piazze, si sono riempite di gente che ancora reagisce al malgoverno, che ancora mostra un desiderio di partecipazione. Anche nelle forme e nei soggetti nuovi come nella manifestazione del 15 ottobre. È vero, l’esplosione del grillismo contiene in sé elementi interessanti e nuovi, che sicuramente sarebbero spendibili con maggior profitto se non ci fosse un padre-padrone che detta legge e usa il web come una gogna mediatica. È vero, la vittoria a valanga di Renzi dimostra che nel Pd c’è un forte desiderio di voltar pagina e di mandare a casa un vecchio gruppo dirigente largamente, proditoriamente consociativo.Ma è altrettanto vasta e profonda l’Italia che ha smesso di credere nella possibilità di cambiare le cose collettivamente e vorrebbe tanto affidarsi all’uomo forte capace di togliere di mezzo gli immigrati che “rubano il lavoro”, di dare mano libera agli imprenditori per usare il lavoro come una merce, di ritirare l’Italia dall’Europa dei banchieri. Un insieme di ingredienti per ricette che purtroppo nel Novecento ha prodotto immani disastri. C’è anche questo nell’aria mentre ci avviciniamo alle elezioni europee.
Sarà un test politico che dirà quanto sono distanti le due sponde del Mediterraneo, quanto saranno forti le correnti isolazioniste, sovraniste, xenofobe del vecchio Continente. Un specchio che rifletterà il grande travaglio di quei paesi che le primavere arabe avevano riacceso di movimenti laici e democratici. Il 2013 è stato un lungo inverno di sangue per gli egiziani, per i tunisini, l’anno della guerra africana guidata dal socialista Hollande.Dicono che questa crisi lascia le macerie di un dopoguerra. Di sicuro la nostra democrazia non gode di buona salute e in tanti ci stanno promettendo la cura decisiva della riforma elettorale e di nuove elezioni. Una nuova legge elettorale è necessaria, e prima andiamo a votare e meglio è. Ma né l’una, né le altre ci regaleranno la sinistra che non c’è.
Per tornare al centro della scena, per offrire proposte convincenti, la sinistra ha bisogno di proseguire il cammino sulla via maestra indicata il 12 ottobre da Landini e Rodotà nella piazza della democrazia costituzionale, nella prospettiva di una “coalizione sociale”. Il segretario Fiom fa bene a vedere le carte del nuovo “capo” del Pd, a chiedere cosa c’è dietro la sua proposta di un contratto nazionale contro la precarietà. Mettere in chiaro i contenuti è il percorso da compiere per capire se siamo di fronte a manovre politiche di palazzo, a rispettabili strategie congressuali (rottamare il gruppo dirigente della Cgil dopo quello del Pd), o a uno snodo strategico degli assetti politici, anche a sinistra.
Intanto stasera il capo dello stato pronuncerà il suo ottavo discorso a reti unificate, mentre sugli schermi della Rete un ex comico lo contrasterà con la richiesta di un impeachment, impraticabile secondo Costituzione, ma ugualmente efficace nella piazza virtuale. Napolitano replicherà le sue ricette anche se non hanno prodotto gli effetti promessi. E Grillo continuerà a tirare la corda dell’esasperazione populista. I sondaggi dicono che sia l’uno che l’altro perdono consensi, anche se conquista punti l’idea dell’elezione diretta di un super-presidente.Nelle prossime settimane vedremo e capiremo meglio. Però nonostante il nero quadro di quest’anno tempestoso, continueremo a lavorare per un 2014 di cambiamento o di passaggio verso il cambiamento. Sarà un anno molto importante anche per noi del manifesto. Facciamo i migliori auguri a voi che ci leggete e ci sostenete e anche a noi.
Il prossimo anno potrà essere davvero nuovo per la nostra storia."
E qui la mia solita risposta, che finché non mi bannano, viene pubblicata in calce all'articolo nella nuova versione on line del quotidiano (almeno una cosa buona!).
"-Nelle prossime settimane vedremo e capiremo meglio...-"
Cantava Guccini:-Vedi cara è difficile a spiegare, è difficile capire se non hai capito già...-
Il mio giornale si avvita sulle descrizioni di passetti tattici, sulle speranze di resipiscenze vane, sulle parole di questo o quel nano politico che non vede oltre il davanzale della finestrina di casa... o se vede è li per non dirci quel che vede.
Cosa vedo io? Un enorme, colossale errore strategico della sinistra: pensare che un'unione volontaristica a base monetaria avrebbe portato ad un surrogato di internazionalismo proletario in presenza del solito pregnante internazionalismo del capitale.
Un solo esempio: per far funzionare l'Eurozona come una federazione (più Europa) servirebbero trasferimenti massicci dalla Germania ai PIIGS, dell'ordine dell'8% del PIL tedesco, inaccettabili né per chi dovrebbe erogarli né per chi dovrebbe riceverli perché sarebbero in cambio di ulteriore cessione di sovranità. Per inciso ai bavaresi pesano i trasferimenti ai berlinesi, pensate ai calabresi o ai portoghesi!
Quest'idea di Europa è sbagliata dall'assunto: che esista un popolo europeo quando non esiste nemmeno un popolo tedesco, basta vedere come i wessie hanno trattato gli ossie, senza non solo solidarietà ma nemmeno misericordia (per chi crede).
Il capitalismo tedesco sta facendo terra bruciata dell'economia dei partner ma anche delle loro istituzioni democratiche, ne è dimostrazione l'inguardabile degrado della nostra struttura di rappresentanza politica (ma anche di quella degli altri Paesi) e non serve incolpare il capo della destra, i capi della "sinistra" non han fatto di meglio, ma hanno avuto una stampa peggiore.
Qual'è la strada maestra? Liberarsi di mitologie fuorvianti. Ripartire da quello che abbiamo, per ora: una Costituzione che è incompatibile con trattati europei che partano dall'assunto del controllo dell'inflazione a salvaguardia del capitale. La nostra legge fondamentale parte dal lavoro come obiettivo dello stato a salvaguardia della dignità dei cittadini.
Aver creduto ad un'Europa pacificata per sempre sotto l'egida dei trattati è stata un'ingenuità all'inizio (o ignoranza dei processi elementari dell'economia), ora è colpevole ostinazione."
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