martedì 2 agosto 2016

UN ALTRO DUE D'AGOSTO

  Il due d'agosto di trentasei anni fa morivano ottantacinque innocenti e il sistema nervoso della politica italiana.

  Il PCI, che col suo impianto moderato aveva contribuito alla realizzazione del sistema economico keynesiano sancito dalla Costituzione, rimaneva come semplice simulacro.
 
  La devitalizzazione fu fatta col tritolo.
 
  Alcuni nervetti periferici continuarono a fibrillare ancora per un po' poi anche loro rimasero inerti, figurine caparbie e patetiche di un mondo che fu e che non riuscì a rinnovarsi, restò anche una massa di cittadini senza rappresentanza, incapaci, senza un centro di elaborazione dei fatti, di individuare non solo l'antagonista ma anche i parametri per valutarlo.
 
  Se non si capiscono le cause e le conseguenze di quella morte politica anche tutte quelle che sono seguite, suicidi per disperazione o vergogna, restano fatti di cronaca, spesso silenziati, senza spessore politico.
 
  Sarebbe ora di uscire dalle commemorazioni smemorate o strabiche per valutare cosa è cambiato in questi trentasei anni, chi ha guadagnato e chi perso.
 
  Magari ci si troverebbe più d'accordo con un vecchio arnese della prima repubblica che con un PDino lustro e plastificato. Basterebbe allontanarsi dal contingente, cancellare il chiacchiericcio, dimenticare le usate categorie.
 
  Dobbiamo ritornare nel vecchio "arco costituzionale" e da li scoprire, con chi ha memoria e coraggio, che la Costituzione è la carta della nostra libertà, tra l'altro mai applicata in toto.

sabato 30 luglio 2016

La spazzatura di Zucconi

  Zucconi (nomen omen) spaccia monti di spazzatura d'annata per produzione attuale romana.

   Non amo particolarmente i grillini come categoria, alcuni li stimo, altri no, però prima di gettare una falsa e pretestuosa croce addosso alla neo sindaca aspetterei che facesse qualcosa...

   Ma parliamo dei PDini, ci si domanda: ma quelli in alto sono cretini o disonesti? Io credo che siano disperati: hanno legato le loro fortune all'accettazione acritica di un progetto tecnicamente insostenibile (che lo fosse lo sapevano da decenni) e l'hanno trasformato un una bandiera diventata una trincea da difendere all'ultimo sangue.

   Che il sangue sia il nostro li trasforma da disperati da compatire a sordidi cialtroni.


   Comprendo le difficoltà, prima di tutto morali, di dire: -ci siamo sbagliati-, qualcuno l'ha fatto ed ha preso la porta, ci sono però anche le rinunce materiali: ritornare all'essere nessuno, a dover lavorare per vivere, in pratica ad essere come noi.


   È difficile ma è anche il salto fra l'ignominia e il perdono (dopo essersi levati dai coglioni).

giovedì 19 maggio 2016

DATEMI UNA BIRRA

  Durante un viaggio in Teutonia, gustai un'ottima birra, un tallero al boccale. Tornato a casa la ricercai e trovai un birrivendolo che ne era provvisto: due fiorini al boccale. La ribevvi felice e sparsi la voce fra gli amici birrivori tanto che in breve tempo il birrivendolo rimase sprovvisto. Sollecitato dai consumatori entusiasti si apprestò al viaggio di rifornimento non prima di essere andato dal cambiavalute per convertire i fiorini in talleri da corrispondere al birraio teutonico. La cosa andò bene, la birra era buona, il prezzo equo, i bevitori erano soddisfatti e ancor più il birrivendolo locale e il birraio teutonico che aveva aumentato produzione e guadagno.

  Lo stesso accadde in tutto il paese finché in preparazione dei viaggi successivi successe una cosa strana: il cambiavalute aveva finito i talleri e senza quelli niente birra! Chiedeva più di due fiorini per tallero: il 5%, 2,1 fiorini, poi il 10%, 2,2 fiorini, poi il 25%, 2,5 fiorini; diceva che non ne circolavano più tanti: erano rientrati quasi tutti in Teutonia e quindi il loro prezzo era salito. A quel prezzo la birra teutonica non era più così conveniente e i consumatori ritornarono alla birra locale che oltretutto, meno richiesta, era anche calata di prezzo.

  Successe anche un'altra cosa: il birraio teutonico, dopo aver incrementato impianti ed operai, si ritrovò sul gobbo un magazzino pieno d'orzo e di birra invenduta. Messo alle strette, licenziò due garzoni , rivendette l'orzo ad un allevatore e calò i prezzi: 80 centesimi di tallero al boccale e le vendite ripartirono finché non si stabilizzarono alle quantità ed ai prezzi precedenti.

  Finita qui? No. Al birraio teutonico venne un'idea: propose l'unificazione delle due monete. Basta col tallero e il fiorino, basta col cambiavalute, solo il tallerino il cui valore era la media del valore di tutti i talleri e di tutti i fiorini esistenti. A questo punto un boccale costava 1,5 tallerini sia in Teutonia che nel nostro paese, il prezzo era equo e i consumi di birra teutonica ripartirono allegramente inoltre, avendo tutti la stessa moneta, il denaro non scarseggiava.

  Dopo qualche anno non si beveva che birra teutonica; coi guadagni accumulati il biraio si comprò anche le birreriette locali, trasformandole in punti di magazzinaggio e vendita della sua birra. I guadagni si accumulavano in Teutonia mentre da noi diminuivano i tallerini circolanti che andavano tutti là,  i birrai locali rimasero senza lavoro.

  Finita qui? No. Se i consumi locali calavano, quelli in Teutonia non erano mai cresciuti; il birraio non prosperava più ma diede la colpa a noi cialtroni che, oltre a non saper lavorare come lui, avevamo sprecato i soldi e non compravamo più la sua birra nonostante i suoi sforzi per mantenere il prezzo basso, infatti aveva licenziato i suoi vecchi operai ed assunto degli immigrati valacchi...

  Ricorda qualcosa?

sabato 5 settembre 2015

LA FOTO DEL BIMBO

  A lacrime ed inchiostro ancora fluenti, rischiando di annegarvi dentro, mi preme qualche considerazione.

 Cosa ha trasformato una foto che propone un dramma quotidiano, diffuso ma spesso ignorato, nell'icona dell'orrore? Altre immagini, altrettanto se non più macabre provenienti da altri inferni, hanno a stento qualche visibilità, bisogna andarle a cercare.

  Cosa distingue questa foto dalle altre? Sfidando dolore e pietà guardiamo quell'immagine. Cosa vediamo?

  Il corpicino di un bimbo ben vestito che non presenta lesioni o mutilazioni, non è deturpato dalla violenza dell'acciaio o del piombo e nemmeno dai calcinacci. Gli abitini sono dignitosi, niente a che fare coi cenci sanguinolenti che ricoprono altri poveri corpi. Le scarpine, entrambe indossate, mostrano l'amore e la cura dei genitori e anche il loro tenore di vita. Quel bimbo potrebbe essere il figlio del vicino di ombrellone che ha smarrito la vita sulla battigia di Rimini o Viareggio. In quel bimbo ognuno può riconoscere i propri figli o nipoti, quindi è nostro. Se è nostro, maggiore è il dolore e la partecipazione. Il coinvolgimento emotivo annulla ogni altra considerazione. L'identificazione con la vittima è completa e questo porta con sé l'immedesimarsi acriticamente nel dramma dei fuggiaschi. Loro sono le vittime, noi stiamo bene e per questo dobbiamo accettarli scontando la nostra colpa di essere vivi e in salute.

  Ma è cosi? Ogni vittima presuppone un carnefice il quale o è un bruto senza cervello o un boia prezzolato. Lasciamo stare i bruti, i boia chi li paga? Chi ha emesso una condanna contro questa e le altre vittime? Dove i patiboli? Quali le motivazioni della sentenza? Ma soprattutto è stata emessa in mio nome?

    Quel bimbo ci assomiglia; ecco perché lui e non le altre migliaia di vittime è stato scelto per originare fiumi di lacrime e inchiostro.

 

venerdì 17 luglio 2015

LE MURA DI TROIKA

  Dobbiamo essere grati a Tsipras.

  S'è schiantato contro le mura di Troika e il fragore ha svegliato i dormienti; come il suono fastidioso della sveglia li strappa dai sogni e li getta nel duro agone quotidiano.

  Devo confessare che fin quasi all'ultimo ho sperato che Tsipras fosse falso e infido: che si volesse far buttar fuori per liberare il suo popolo e darne la colpa ai burocrati teutoni. Invece no. È proprio un onest'uomo un po' stolido che voleva fino all'ultimo convincere la controparte che le cose potessero essere fatte in modo diverso.

  Io speravo che un'infamia ci salvasse, voi siete stati traditi dall'ingenuità.

  Benvenuti fra noi.

martedì 2 giugno 2015

CONSIDERAZIONI ERETICHE

    Gli ultimi decenni hanno visto una progressiva disgregazione della società uscita dalla guerra, innervata dalla Costituzione, in equilibrio fra i due blocchi.

  Ora di blocco ce n'è uno e in questa egemonia noi, paese ma anche Europa, siamo meno blanditi; la conseguenza è il superamento dei principi costituzionali, meno tollerabili; l'assalto ai nostri asset pubblici, figli del compromesso keynesiano postbellico; l'impoverimento di stato e popolazione; l'appalto al paese centrale della guida economica del continente, secondo la sua natura e le sue regole. Con queste premesse il superstite blocco spazia incontrastato recuperando quanto concesso sotto la pressione del nemico che fu. Se le cose stessero così ci sarebbe da chiedersi: -ma gli conviene una depressione economica prolungata che falcidia produzione, consumi, utili e consenso?-  Ma le cose sono più complicate: di blocchi ne sta sorgendo un altro, i BRICS, che si sta strutturando finanziariamente, economicamente è aggressivo, militarmente sempre più visibile (l'affaire Grecia-FMI-Putin non dice nulla?).

  Quindi? A noi europei converrebbe una politica di non allineamento, un'equidistanza che è difficilmente raggiungibile stante l'occupazione militare del nostro territorio e l'omologazione delle nostre classi dirigenti. Dovremmo leggere i fatti violenti che sbocciano sui nostri confini come la creazione di una "cortina di terrore" che ci isola dai possibili, e per progetti definiti, nuovi compagni di strada. Gli statisti (?) europei dovrebbero liberarci da regole e modelli esogeni, il rifiorire delle economie europee porterebbe vantaggi anche ai produttori di jeans americani...

  Nel nostro piccolo vediamo che i partiti al potere hanno completamente interiorizzato gli ordini, chi vorrebbe un'alternativa lo fa proponendo altri manovratori in nome di un massimalismo sterile se "buono" livido se "cattivo".

  La strada non può che essere un continente libero da uniformità forzose, in cui si collabora con le proprie peculiarità, si cresce con le proprie forze, si commercia ognuno con la propria moneta.
Ma la destra guarda pavlovianamente all'Atlantico, la sinistra insegue l'internazionalismo proletario...

domenica 17 maggio 2015

ASPETTANDO CRISTO LA TIGRE.

  Ieri sera in un bar del paese c'erano in programma vecchie canzoni milanesi cantasuonate da un ex compaesano.
  Il pubblico era progressista-chic. Eravamo in pochi a conoscere parole e musica: Della Mea, Gaber e Jannacci, da ragazzo li ascoltavo, erano gli anni '60. Canzoni che parlano di disperati, delinquenti o meno non ha importanza: chi è povero non ha speranza.
  Oggi sembra archeologia ma non lo è: basta sostituire il dialetto lombardo con qualche lingua esotica e i derelitti, delinquenti o meno, sono gli stessi... chissà se chi ascoltava avrà colto il nesso...
  Poi l'interprete è passato a cose più note, un paio di Guccini d'annata: La locomotiva e Un vecchio e un bambino.
  Qui le strofe ruffiane hanno preso il sopravvento; gli ultracinquantenni presenti intonavano commossi le note parole, musica in consonanza con le amate emozioni: la ribellione verbale, il gesto eclatante, il presente angusto, la rivincita ideale, il passato perduto.
  Questa è stata la messa laica. La riproposizione rituale dei miti fondanti, per ritrovare insieme i se stessi di allora... aspettando Cristo la tigre?
  I miei coetanei vivono un'inconsapevole sdoppiamento: si commuovono ai sogni del passato e vivono oggi in un inganno onirico; quei miti sono consolazioni, non programmi. Eppure non è impossibile accorgersi delle contraddizioni fra quel che gli dicono e quel che gli tocca vivere, basterebbe non cercare la risposta nel come credevamo di essere.
  Le informazioni necessarie sono disponibili, alcune gliele ho suggerite io. Ma incatenati alle domande di allora cercano oggi risposte impossibili.
  Sono convinti che, visto che allora si collocavano in qualche partito progressista, oggi quel partito, o un suo erede, sia ancora progressista.


 Senza saper usare gli strumenti per discernere il grano dal loglio sono inchiodati ad una memoria fallace.